primi passi

(per chi riceve questo post via email: ci sono 3 video che non si vedono, ma potete andare direttamente sul sito cliccando il link sopra. Anche il post precedente funzionava così)

Nel video sotto sono un po’ schiacciato, problemi tecnici, ma insomma capite il concetto.

La scala, si diceva

Qualche giorno fa ho accennato alla scala.

Non quella “di Milano” che mi sa di molto noioso, ché sono sicuro che non mi lascerebbero scorrazzare in giro ed esplorare come dico io, ma quella “a Milano” su cui ho visto salire il papà.

Sia chiaro che non mi ha mai aiutato nessuno, anzi la prima volta ho fatto quasi di nascosto, infilandomi fra i piedi di papà e arrivando qui tutto da solo:

In cima!

In cima!

Più in alto di così sono già stato, sulle spalle di papà o di qualche zio, ma ho sempre bisogno di aiuto, invece con la scala posso far da solo e  se non ci credete… ho le prove filmate!

e se arrivato quasi in cima ho pianto un po’ era solo perché mi sono accorto che la scala stava finendo.

This is the rhythm of the night

Nell’ultimo mese, diciamolo, ho imparato a fare un sacco di cose. Cose faticose, che poi ci si stupisce se ho messo su poco peso: brucio tutto, io!

Oltre a quelle già citate (tipo la scala che ora non ha più segreti per me), oggi ho imparato a ballare proprio per bene. C’era una bella canzone degli anni sessanta (la mamma ha da dire sul mio gusto musicale, ma a me piace tutto, non mi fossilizzo mica su un genere particolare, e poi Loretta Goggi è divertente), e ho capito che se muovo il pannolino a ritmo tenendo il baricentro basso posso staccarmi con le mani, e se tengo un braccio su e uno giù agitandoli a tempo non casco.
La mamma dice che è più uno stile anni settanta ma, appunto, io non mi fossilizzo. Devo solo riuscire a muovere anche la testa senza cascare e poi John Travolta mi fa un baffo.

no-no-no-oo

Ultimamente mi sono un po’ distratto con tutto questo movimento e mi son dimenticato dei miei tentativi per parlare.

Ho sperimentato abbondantemente in passato suoni quali ma-ma-ma-ma e pa-pa-pa-pa (con variante della doppia p) e per quanto i miei siano contenti non capisco bene cosa vogliano dire, la mamma mi fa ma-ma-ma-ma e io imito, ma non credo voglia dire mamma che mica si chiama da sola, no? Idem per pa-pa-pa-pa. Devo approfondire.

Intanto oggi però ho deciso di esprimere chiaramente quanto già cercavo di fargli capire a gesti: in fondo è la parola che mi dicono più spesso.
Per cui, se non voglio fare qualcosa, non solo scrollo la testa e oscillo il dito, ma lo dico forte e chiaro:

NO!

La mia prima parola voluta e consapevole. La mamma dice qualcosa su una futura adolescenza difficile, ma io semplicemente ho le idee molto chiare e non mi vergogno ad esprimerle (e poi si capisce che sotto sotto in realtà è orgogliosa del fatto che io abbia fin da ora delle prese di posizione).

Insomma, non sono uno che si fa mettere i piedi in testa. Solo di fianco alle orecchie, quando voglio essere particolarmente contorsionista.

errata corrige

Sono senza parole. Uno compie un anno e gli stravolgono la vita.

Stamattina mi sveglio e invece di avere il solito latte di mamma non mi danno NIENTE, mi mettono sul fasciatoio e mi attaccano un sacchetto intorno al pisellino, voglio dire, ma saran robe mie? Poi mi mettono in macchina e mi portano in un posto tutto bianco e pulito e rimangon delusi che non ho fatto pipì. Ma voi la fareste se aveste una roba attaccata?

Poi mi mettono sul lettino e una signora cerca di ficcarmi un ago nel braccio, per fortuna la mamma mi dava tanti bacini, ma non avrà pensato che questo mi impedisse di esprimere fermamente la mia protesta? Oltretutto la signora nel frattempo diceva qualcosa tipo che negli ospedali invece che nel braccio usano la giugulare che io non so cosa sia ma non sembra una bella roba.

Poi han controllato di nuovo il sacchettino ma niente allora mi han dato il latte nel biberon ed era tardissimo quindi anche se non era quello di mamma l’ho bevuto tutto e a quel punto mi son dimenticato di trattenermi e ho fatto la pipì.

Quando siamo usciti ho finito il latte e mi è venuto l’orribile pensiero che forse d’ora in poi niente più latte di mamma, alla faccia del miglioramento culinario.

Forse il mio ottimismo era prematuro.

-1

Son qui da un anno e che posso dire, posto carino, gente simpatica, il cibo lascia un po’ a desiderare ma ci sono buone prospettive di miglioramento.
Sono ottimista.

bellezza e comodità

La mamma ha un sacco di quelle macchioline marroni che hanno tutti, però ne ha poche di quelle veramente belle, cioè quelle a rilievo che si possono prendere tra le dita e pizzicare. Una, bellissima, ce l’ha sul lato del collo; non so perché la mamma gira sempre la testa per non farmici arrivare, ma oggi ho scoperto che invece che spingerle di lato la faccia premendo sulla guancia posso prendere la comoda e pratica maniglia che le spunta in mezzo.

il pericolo DIFFICILE è il mio mestiere

Sì beh ok vedo che son capaci tutti di camminare quindi non vedo perché fare lo sforzo che non perdo mica tempo a provar cose che posso fare quando voglio.
Molto più divertente salire sulla scala a pioli (ieri) e togliere i copripresa dalle prese di corrente, che non ci crederete, ma sono DURISSIMI da sfilare!

Però pare che alla mamma queste cose non vadano molto bene, anche se per farle capire che so che non si dovrebbe fare faccio sempre no col dito, che io sono un bravo bambino e mi dico di no da solo – non che io abbia capito esattamente cosa voglia dire (qualcosa tipo ‘non fare le cose divertenti’ non mi sembra plausibile), ma spero si apprezzi la buona volontà.
E invece no! La mamma fa sempre un sacco di scene e dice che a furia di ‘ho perso dieci anni di vita’ i prossimi sono 137.

Certo che li porta bene!
 

meglio tardi che mai

Ed ecco che è uscito anche il secondo dente. Non che mi facciano male quando escono, ma mi viene sempre la febbre o qualcos’altro – stavolta la congiuntivite – così i miei non si annoiano, soprattutto se siamo via.
 

bye bye baby

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L’altro giorno ero nel passeggino che guarda avanti e ho pensato che era molto maleducato starmene seduto lì coi gomiti sui braccioli e i piedi accavallati sul manubrio a guardare la gente che mi veniva incontro senza degnarli di un gesto, così ho cominciato a salutarli. E loro mi rispondevano! All’inizio la mamma non si è accorta che io salutavo per primo perché c’era la capotte abbassata, ma poi ha guardato e si è messa a ridere molto perché diceva che salutavo come la regina d’Inghilterra che non so bene chi sia ma dev’essere una signora beneducata.
Poi ho capito e invece di ruotare la mano su sé stessa ora la stringo a pugno, a volte anche tutte e due assieme, perché sono proprio un piccolo milanese quindi faccio ciao nè e me ne vado.

Ciao nè.