Archivio per luglio, 2010

innamorar non mi voglio mai più

sabato 31 luglio 2010

Oh il mio piccolo cuore infranto!

Era così bella e gentile, la cameriera nel ristorante di Graz in cui siamo andati ieri sera.
Mi sorrideva e mi offriva biscotti.
Parlava tedesco, ma tanto io non parlo ancora nessuna lingua, avrei potuto imparare quella per prima. Era molto grande, ma dove c’è l’amore non ci sono ostacoli di età.
Poi all’improvviso non mi ha più considerato!
Le ho teso le braccia, l’ho chiamata e invocata a gran voce, l’ho inseguita fin sulla soglia della cucina (e ringrazio il papà che non sembrava entusiasta del mio amore, ma mi ha tenuto per mano, ché da solo non ci sarei arrivato), ma lei è sparita e non si è più fatta vedere.

si è spento il sole e chi l’ha spento sei tu
innamorare non mi voglio mai più
e nessun’altra cercherò;
io cercherò
amare un’altra non potrò*

Che sofferenza! E stasera siamo altrove, in Italia, in pizzeria. E lei non c’è.

Chi è questa bambina nel tavolo a fianco che mi guarda? Quasi quasi scendo dal seggiolone per conoscerla meglio.
Si chiama Erica, ha due anni e sa camminare e parlare. E’ proprio carina.
Le manderò qualche bacino, va’. E qualche carezza.
Oh mi ricambia!

Direi che le piaccio anche io: sì la prenderò per mano e la condurrò verso il tramonto. O almeno verso il forno della pizza, che è tondo e fiammeggiante ed è la cosa che assomiglia di più al tramonto qui dentro.
Ma cosa mi impiccia? Ah sì, la mano della mamma, be’ posso lasciarla: se tengo quella di Erica non ho bisogno di altri appoggi per camminare!

Andiamo, amore mio.

* A.Celentano - si è spento il sole
massimo.benaglia@bcc8386.it

primi passi

domenica 11 luglio 2010

(per chi riceve questo post via email: ci sono 3 video che non si vedono, ma potete andare direttamente sul sito cliccando il link sopra. Anche il post precedente funzionava così)

Nel video sotto sono un po’ schiacciato, problemi tecnici, ma insomma capite il concetto.

La scala, si diceva

lunedì 5 luglio 2010

Qualche giorno fa ho accennato alla scala.

Non quella “di Milano” che mi sa di molto noioso, ché sono sicuro che non mi lascerebbero scorrazzare in giro ed esplorare come dico io, ma quella “a Milano” su cui ho visto salire il papà.

Sia chiaro che non mi ha mai aiutato nessuno, anzi la prima volta ho fatto quasi di nascosto, infilandomi fra i piedi di papà e arrivando qui tutto da solo:

In cima!

In cima!

Più in alto di così sono già stato, sulle spalle di papà o di qualche zio, ma ho sempre bisogno di aiuto, invece con la scala posso far da solo e  se non ci credete… ho le prove filmate!

e se arrivato quasi in cima ho pianto un po’ era solo perché mi sono accorto che la scala stava finendo.

This is the rhythm of the night

domenica 4 luglio 2010

Nell’ultimo mese, diciamolo, ho imparato a fare un sacco di cose. Cose faticose, che poi ci si stupisce se ho messo su poco peso: brucio tutto, io!

Oltre a quelle già citate (tipo la scala che ora non ha più segreti per me), oggi ho imparato a ballare proprio per bene. C’era una bella canzone degli anni sessanta (la mamma ha da dire sul mio gusto musicale, ma a me piace tutto, non mi fossilizzo mica su un genere particolare, e poi Loretta Goggi è divertente), e ho capito che se muovo il pannolino a ritmo tenendo il baricentro basso posso staccarmi con le mani, e se tengo un braccio su e uno giù agitandoli a tempo non casco.
La mamma dice che è più uno stile anni settanta ma, appunto, io non mi fossilizzo. Devo solo riuscire a muovere anche la testa senza cascare e poi John Travolta mi fa un baffo.

no-no-no-oo

sabato 3 luglio 2010

Ultimamente mi sono un po’ distratto con tutto questo movimento e mi son dimenticato dei miei tentativi per parlare.

Ho sperimentato abbondantemente in passato suoni quali ma-ma-ma-ma e pa-pa-pa-pa (con variante della doppia p) e per quanto i miei siano contenti non capisco bene cosa vogliano dire, la mamma mi fa ma-ma-ma-ma e io imito, ma non credo voglia dire mamma che mica si chiama da sola, no? Idem per pa-pa-pa-pa. Devo approfondire.

Intanto oggi però ho deciso di esprimere chiaramente quanto già cercavo di fargli capire a gesti: in fondo è la parola che mi dicono più spesso.
Per cui, se non voglio fare qualcosa, non solo scrollo la testa e oscillo il dito, ma lo dico forte e chiaro:

NO!

La mia prima parola voluta e consapevole. La mamma dice qualcosa su una futura adolescenza difficile, ma io semplicemente ho le idee molto chiare e non mi vergogno ad esprimerle (e poi si capisce che sotto sotto in realtà è orgogliosa del fatto che io abbia fin da ora delle prese di posizione).

Insomma, non sono uno che si fa mettere i piedi in testa. Solo di fianco alle orecchie, quando voglio essere particolarmente contorsionista.

errata corrige

giovedì 1 luglio 2010

Sono senza parole. Uno compie un anno e gli stravolgono la vita.

Stamattina mi sveglio e invece di avere il solito latte di mamma non mi danno NIENTE, mi mettono sul fasciatoio e mi attaccano un sacchetto intorno al pisellino, voglio dire, ma saran robe mie? Poi mi mettono in macchina e mi portano in un posto tutto bianco e pulito e rimangon delusi che non ho fatto pipì. Ma voi la fareste se aveste una roba attaccata?

Poi mi mettono sul lettino e una signora cerca di ficcarmi un ago nel braccio, per fortuna la mamma mi dava tanti bacini, ma non avrà pensato che questo mi impedisse di esprimere fermamente la mia protesta? Oltretutto la signora nel frattempo diceva qualcosa tipo che negli ospedali invece che nel braccio usano la giugulare che io non so cosa sia ma non sembra una bella roba.

Poi han controllato di nuovo il sacchettino ma niente allora mi han dato il latte nel biberon ed era tardissimo quindi anche se non era quello di mamma l’ho bevuto tutto e a quel punto mi son dimenticato di trattenermi e ho fatto la pipì.

Quando siamo usciti ho finito il latte e mi è venuto l’orribile pensiero che forse d’ora in poi niente più latte di mamma, alla faccia del miglioramento culinario.

Forse il mio ottimismo era prematuro.