A me ballare piace tantissimo. Adoro ascoltare la musica e scoprire da dove viene – per fortuna il Marinonno è uno che ci capisce e ha messo casse della musica per tutta la casa così io posso fare il tour per mostrarle a mamma, papà e nonno stesso che si sa mai che se le sia dimenticate, così io li chiamo (‘eni, nonno!) e loro mi seguono e ad esempio ce ne stiamo tutti e quattro felicemente in coda a guardare la cassa in alto alla parete del bagno. Poi non so perché si stufano e non vogliono più seguirmi allora gli faccio fare giro giro tondo.
Ma non divaghiamo.
In particolare a me piace muovermi a tempo, battere il tempo col piede, fare i passi che mi hanno insegnato all’asilo e, insomma, ballare. Tutto. Qualunque cosa. Dall’Ave Maria di Haendel a Jovanotti anni ’80, con papà che dice che teme mi trasformerò in un rapper e mamma gli risponde che tanto tra 15 anni quella musica sarà già antica e gli toccherà di peggio.
Ieri però mi ha stupito la mamma che di solito si diverte ma non sembra emozionarsi particolarmente alle mie performace artistiche. E’ partita una canzone lentina che poi si è scatenata* e io muovendomi a ritmo, naturalmente, ho fatto il passo della pantera e non so perché lei poi andava in giro commossa dicendo ‘Patrick, Patrick’. Papà mi ha spiegato qualcosa del fatto che le femmine sono strane, soprattutto per cose di quando erano adolescenti, ma allora non deve preoccuparsi di cosa ballerò tra 15 anni perché io con quelle non ci voglio mica avere niente a che fare.
E mercoledì si inizia il corso di musica.
* The time of my life, da Dirty dancing. Riferimenti culturali qui, qui, e qui.

