Archivio per ‘imprese’

questo l’ho fatto io!

lunedì 28 novembre 2011
precisione

precisione

 

La mamma sembra preoccupata e vaga mormorando ‘ingegneri! ingegneri!’.

Papà dice che dobbiamo rivedere Scrubs.

Io non so bene cosa vuol dire ingegnere ma sembra interessante.

pancia mia fatti capanna

lunedì 24 ottobre 2011

Per chi fosse preoccupato per il mio scarso peso, posso tranquillizzare tutti che la mamma e il papà non mi stanno affamando.

All’asilo continuo a mangiare entrambi i menù (quello normale e quello di scorta per chi ha allergie ecc.): non sia mai che mettano qualcosa in tavola senza che io lo assaggi.
Ho notato che la mamma aspetta a chiedere notizie dei miei pasti quando non ci sono le altre mamme, soprattutto quelle dei bambini che non mangiano niente, credo perché ha paura che mi accusino di rubare il cibo di bocca ai loro figli (cosa che peraltro ovviamente faccio, ma solo con la ciotola comune della frutta tirandomela davanti. Esagerate).

Comunque per fare un esempio, ecco cosa ho mangiato ieri:

- colazione: 7/8 biscotti.

- pranzo con il nonno Marino: una bella porzione di pasta al forno con besciamella e prosciutto, e tanta polenta che è il mio nuovo cibo preferito. Più un po’ di cheesecake.

- cena della nonna Elena: un piattone di pasta al pesto, un pezzo di cotoletta in agrodolce – un po’ strana però, quindi me l’hanno poi sostituita con una bella fetta di cima ripiena di verdure e uova sode, e due fette di crostata con la marmellata di mele cotogne. Mentre uscivo ho chiesto alla nonna Elena un’altra fetta ma la mamma mi ha portato via bofonchiando qualcosa come ‘fogna’ ma non so bene cosa voglia dire.

Sarà commestibile?

Io salo, tu tenghi. Un camio, due cami.

venerdì 23 settembre 2011

Ho già detto che mi piace parlare?

Mi piace molto e cerco di farlo bene, quindi ripeto praticamente tutto quel che mi dicono. O che sento. O anche che dico io, per cercare di affinare la mia dizione.

Per esempio, quel giorno in cui sono uscito di casa con mamma e papà e avevamo uno zainetto a testa, quando ho visto che loro non indossavano entrambi gli spallacci li ho sollecitati a curarsi della propria postura (mica che poi si lamentino che fa loro male la schiena e non mi prendano in braccio). Poi per circa 5 minuti ho studiato la pronuncia delle parole che ho utilizzato esclamandole, sempre più soddisfatto, a voce alta: “due (s)ppalle. DUE (s)ppalle. due PPalle. DUE PALLE! eh sì: DUE PPALLE!”.

La pratica è importante per migliorarsi e io mi impegno molto.

Ma la cosa che mi piace è che sto imparando una lingua logica e che non bisogna solo ripetere a pappagallo, ma si può ragionare e imparare parole nuove per ragionamento e non solo per imitazione.
Ci sono regole che permettono di adattare le parole che già conosci a situazioni nuove.
Questa possibilità mi stimola e mi diverte e non perdo occasione di sfruttarla per espandere i miei orizzonti linguistici.

Per esempio ho imparato, grazie alle spiegazioni di mamma e papà, la parola CAMIO per indicare un grosso automezzo per il trasporto di merci, ma nessuno mi ha insegnato come si dice quando sono tanti. Mi hanno soccorso l’osservazione e la logica: ascoltando come papà e mamma parlano per esempio di un oggettO o di tanti oggettI e facendo statistiche su casI diversi, ho capito: un CAMIO, due CAMI.

Oppure ci sono le cose che si fanno. Se faccio una cosa io si dice in un modo, se devo dire a te di farla (e mi capita mooolto spesso) si dice in un modo diverso, se devo dire che la fa un altro, si dice in un modo ancora diverso.

Potrò mica imparare tutte queste differenze, vero? Ma anche qui la logica aiuta.

E quindi se il papà continua a dirmi “forza, sali le scale”, gli risponderò: “sì, io SALO”.

O quando mi chiedono se voglio leggere, rispondo ovviamente ‘io LEGGIO!’

Per essere più chiaro riporterò la conversazione avuta con la mamma l’altro giorno:
- Giorgio, la vuoi la sciarpa?
- Tengo io! Tengo io! No TENGHI tu! No TENGHE papà!

Sono molto orgoglioso di me, anche se la mamma bofonchia su verbi irregolari e lingua difficile: a me sembra semplicissima.

Ah, i posti che ho visto! Ah, le cose che ho fatto!

lunedì 5 settembre 2011

C’è un tempo per scrivere e uno per vivere.

L’estate, decisamente, è il momento di fare cose, vedere posti e conoscere gente e io così ho fatto.

L’anno scorso forse avevo potuto esplorare mete più culturali, dove parlano lingue diverse, ma adesso che so parlare ho preferito restare dove possono capirmi, anche perché parlare mi piace molto. Papà dice che parlo come due bambini di 2 anni; lo prendo come un complimento e continuo a dire a tutti coloro che mi passano vicino cosa sto facendo e, da qualche tempo, anche a presentare me, la mamma e il papà e chiedere come si chiama l’interlocutore e tante altre cose interessanti. Se sono sconosciuti è più divertente.

Comunque, ho viaggiato, dicevo: sono stato quasi due mesi lontano da casa, in posti diversi: il mare adriatico, la collina piacentina, la quasi montagna sopra il Lago Maggiore e poi ancora il mare ligure. Ho potuto conoscere ambienti e persone diverse.

A Cattolica il mare è bruttino e infatti non ho voluto entrarci se non una sola volta e solo per tenere compagnia a Mattia, che si vedeva proprio che voleva fare il bagno. Si vede che non si intende molto di mare.

scalateIn compenso, le spiagge sono belle e ci sono un sacco di scivoli e castelli bellissimi su cui ho potuto esercitare le mie doti di scalatore e provvedere a tenere in forma il papà convincendolo a salire e scendere insieme a me.

L’acquario è stato bello, la gita nell’entroterra divertente.

Anche l’albergo mi ha soddisfatto.

C’era il trenino che passava vicino e mi sono premurato di far gioiosamente notare la cosa urlando “T(R)ENO!” a tutto volume ogni volta che ne sentivo il rumore (circa ogni mezz’ora).

C’erano molti bimbi, quasi tutti un po’ più grandi, con i quali ho fatto subito amicizia, soprattutto con le bimbe (argomento che merita un post a parte), e con i quali potevo giocare e correre ogni sera in albergo, ma anche di giorno in spiaggia.

C’è solo voluto un po’ di tempo perché papà e mamma capissero che cosa ordinare per me ai pasti; nel frattempo è stato sufficiente pretendere che mi dessero quello che prendevano loro e per un paio di giorni sono rimasti loro senza pappa, poi finalmente si sono adeguati. Una tecnica un po’ crudele, lo ammetto, ma dovevo forse sacrificarmi io?

coi piedi per aria è meglioSestri Levante è tutta un’altra cosa. Decisamente è inferiore come dotazione di scivoli, castelli e altalene. Decisamente è inferiore come presenza di bimbi. Però la spiaggia non è male e il mare è tutta un’altra cosa. In quell’acqua piena di pesciolini e profonda al punto giusto sì che si può fare il bagno.

Si può nuotare, fare i tuffi o anche stare spaparanzato a mollo nel salvagente a  guardarsi la punta dei piedi e fare brrrrrrrrrrrr con la bocca.

Poi nel paese si può correre liberamente e tutti sono molto gentili e allegri: ho chiesto la nuova frase che ho imparato “Come ti chiami, TTUU?” a chiunque incontravo e tutti hanno sempre risposto ridendo a crepapelle, nonostante il tono vagamente intimidatorio, che devo evidentemente perfezionare. Non mi sembrava una cosa così spiritosa, ma sono contento che si siano divertiti.

In mezzo, sono stato nelle colline piacentine, dal nonno Ma’ino, dove c’erano anche la zia ‘Ziella e lo zio ‘uigi e i cavalli! E sappiatelo:

Io 'ndato c'vallo!IO ‘NDATO C’VALLO!

Proprio sopra: prima su uno di passaggio e poi in groppa a Fabuloso, quello bianco. Quello nero si chiama Toledo, ma non ho avuto occasione di cavalcarlo.

Poi c’è anche il giardino con un bel praticello e una macchinetta rumorosissima con cui io “tajio e(r)bba”. Insomma, più il nonno, ma il mio contributo morale è fondamentale nello stargli non troppo lontano.

Per il relax potevo sfruttare la piscina dei bimbi vicini Giulia, Tommaso e Anna, che non sarà il mare ma è un bel bagno lo stesso, e poi correre a farmi coccolare da zia ‘Ziella e zio ‘uigi e abbuffarmi di gnocco fritto, tortelli di ricotta e torte.

 

Dai nonni ‘eo ed Elena ci sono un sacco di sedie da mettere in fila per costruire un trenino per poi far sedere tutti sulla carrozza giusta. Ci sono tanti zii, cugini e cuginette. Anche A’ianna e la Zietta. E lo zio Pallo che mi ha portato a un lago bellissimo dove andare a nuotare.

Ma soprattutto sono stato per la prima volta da solo, senza papà e mamma, per cinque giorni.

Sì mi sono un po’ mancati, ma sono stato bene lo stesso. Certo la responsabilità  di badare ai nonni non era poca. Ho cercato di farli divertire il più possibile, ma ho visto che dopo due o tre giorni erano proprio stanchi e ho dovuto insistere perché papà e mamma venissero ad aiutarmi a farli riposare un po’.

Credo che papà e mamma non abbiano capito bene, quando al telefono dicevo “mammaaa ‘ieniiii” o “papà, dopo ‘ieni, qqui?”, con voce tremolante perché ero un po’ preoccupato che i nonni con me non si divertissero abbastanza. Temo pensassero che mi sentissi solo, ma quel che conta è il risultato: al venerdì sono arrivati e si sono presi un po’ cura dei nonni anche loro.

Ora sono tornato a Milano, sono tornato all’asilo. Ho ritrovato i bimbi, la maestra Ada, la maestra Stefy, anche Anto. I’ene. E dei bimbi nuovi. Ora sono grande. Eh sì!

Alla sera gioco con Andrea. Con I’ene (la cuginetta) e gli zii e poi a casa con mamma e papà.

Che vita! Che risate! Che posti ho visto e quante cose ho fatto!

Ma un po’ sono contento di essere tornato. E’ stato tutto anche faticoso.

stancosono tornato

Riti serali

mercoledì 27 aprile 2011

Qui, tra un giro dal nonno, una cena dagli altri nonni, una vacanzina sul lago e una serata mondana è difficile stabilire delle vere routine, per fortuna.

Posso dire di essere un bimbo di mondo e di non annoiarmi mai alla sera.

D’altra parte qualche sana abitudine va mantenuta almeno in linea di massima e quindi cerco di educare anche papà e mamma ad alcuni riti importanti.

Il più consolidato è il lavaggio dei denti: ormai da mesi riesco a farmi accompagnare in bagno, seduto di fianco al lavabo, e a farmi passare spazzolino e ‘ficio per lavarmi i denti fino a che il papà mi porta via perché dice che “con uno spazzolamento del genere non crescerebbero più nemmeno a un castoro”.

Ormai torna a essere un’abitudine sicura anche il bagnetto. D’accordo, questa si era interrotta per causa mia, ma adesso ci ho ripreso gusto e me la godo proprio.

Le abitudini nuove sono due e le stiamo ancora raffinando, ma danno molta soddisfazione.

La prima è il vasino per la pipì. E’ molto bello, a forma di giraffa, sta in bagno e ci posso giocare ogni volta che mi cambio il pannolino e abbiamo un po’ di tempo, quindi è capitato anche al mattino. Io mi ci siedo sopra dico “psss psss” poi esclamo “inito!”, mi alzo, mi asciugo il pisellino con la carta igienica e la butto nel water. Poi ricomincio. Rido molto e la volta che giocando stavo facendo pipì mentre ero in piedi e il papà mi ha preso al volo e messo sul vasino ho capito anche a cosa serve.
Infatti, la volta dopo ero sul divano senza pannolino con la mamma, per le coccole dopo il bagnetto sapete, e le ho detto che mi scappava: “Cacca! Cacca!”. Lei ha capito e ho orgogliosamente fatto pipì nel vasino per la seconda volta.

Infine, l’ultima bella abitudine è quella della ninna nanna.
Di solito quando vado a letto mi addormento mentre mi raccontano una storia o mi tengono compagnia. Ormai, se il papà prova a cantare una ninna nanna lo zittisco perché è troppo stonato, ma con la mamma la cosa è diversa.
Lei canta queste e ultimamente le ho dimostrato che imparo bene: mi sono riscosso dal sonno, mi sono alzato in piedi, ho allegramente esclamato “ciao!”, le ho messo il mio ciuccio in bocca e ho cantato con lei:

bimbo ‘(t)anco ‘(t)anco
mamma, nonno, pa’
‘lilla, ‘lilna!
(pallina, pallina)

Devo aver cambiato un po’ il testo, ma mi sembra meglio così. Eventualmente, nelle prossime sere potremo lavorarci insieme.

‘agno! ‘agno! e musica di sottofondo

venerdì 8 aprile 2011

Come dicevo ho decisamente cambiato idea.

Adesso,  almeno una volta al giorno chiedo a gran voce di fare il bagnetto, o meglio di andare a giocare nella vaschetta piena d’acqua e di giocattoli. Poi io ci entro solo con i piedi e se mi ci mettono dentro di peso, dopo un paio di minuti mi rialzo e mi siedo di nuovo sul bordo della vaschetta a giocare e fare schizzi e non mi allontanerei più, nemmeno per andare a cena!

Fino a due settimane fa non volevo nemmeno avvicinarmi all’acqua, è vero, ma devo rendere merito alla maestra Ada che mi ha accompagnato al corso di nuoto.

Il primo impatto è stato un incubo: siamo andati con l’autobus che è un po’ come la brumma (automobile) del papà, solo che non c’è il mio seggiolino personale e mi spaventa molto. Poi mi hanno spogliato e messo dei cosi gonfi attorno alla pancia e alle braccia e mi hanno buttato in una vasca enorme. Io non ho potuto fare altro che gridare e aggrapparmi alla maestra Ada da quando siamo saliti in autobus a quando diamo usciti dall’acqua. Ho anche cominciato a dubitare di lei. Pensate che era una delle uniche due persone che chiamavo per nome! (Sì, il nome corto è facile, ma non è detto che le cose facili vadano fatte per forza: la chiamavo per nome come attestato di stima). E lei mi ripagava così? La mia fiducia nella natura umana ha vacillato. Lo ammetto.

Poi però le ho lasciato andare un braccio e ho visto che si poteva fare e che potevo continuare a fidarmi. E’ stato quello il momento in cui ho deciso di tornare a lavarmi e a giocare nell’acqua. C’è stato bisogno di altri passaggi, anche con l’aiuto di altre maestre e ancora non sono pronto a nuotare come facevo l’anno scorso con mamma e papà ma siamo sulla buona strada grazie al corso di nuoto.

In compenso il corso di musica non è stato granché interessante. C’è stato un bel girotondo a tempo di musica, ma la parte più interessante era la macchinina che ho trovato in un angolo e su cui mi buttavo a ognuna delle numerose pause.

Così abbiamo deciso di non andarci più, ma chi ha bisogno del corso di musica? Io no e infatti ballo benissimo e batto le mani a tempo su ogni tipo di musica. Forse serviva al papà a cui invece l’altra sera ho dovuto prendere io le mani per fargliele battere come si deve.

Non preoccuparti papà, ti spiego io la musica, senza corsi.

potrei davvero aprire un sindacato

giovedì 3 marzo 2011

Un ulteriore diritto per cui lottare è quello della mobilità!

L’altro giorno uscendo dal nido ho chiuso il cancello prima di uscire (volevo essere sicuro che funzionasse) e poi sono andato tranquillo al pulsante per aprirlo, che è bello in alto ma io non mi faccio scoraggiare: mi sono arrampicato sulla panchina sottostante, mi ci sono messo in piedi e ho provato a schiacciarlo, tutto da solo e su mia iniziativa perché potrò ben decidere io se e quando uscire (e anche dove andare, già che ci siamo)!

Però papà mi ha preso e mi ha impedito di andar fuori da solo.

Ma non demordo: ho già dei seguaci. Dobbiamo solo organizzarci (e devo capire come arrivare a Bergamo).

Stand-up for your rights!

mercoledì 23 febbraio 2011

I diritti degli unenni di casa T. stanno subendo un grave attacco negli ultimi giorni, dopo che la prolungata malattia aveva permesso di stabilire come dato di fatto oggettivo e acquisito il diritto di trasferirsi nel lettone dopo la mezzanotte e fino al mattino successivo, nonché quello, una volta lì di afferrare tirare e pizzicare la pelle del collo (e non solo) di papà e mamma.

Sono purtroppo passate poche notti dopo la guarigione perché questi sacrosanti diritti venissero unilateralmente posti in discussione dai genitori, che si sono arrogati la facoltà di revocarli senza nemmeno convocare un tavolo di trattativa con il sindacato dei bimbi.

In risposta a tale sconsiderata azione oppressiva, il sindacato ha mobilitato i suoi iscritti indicendo uno sciopero generale e un presidio di fronte ai cancelli del lettino, da ripetersi tutte le notti fino a risoluzione della vertenza.

L’adesione è stata totale: il 100% degli iscritti (uno solo secondo la questura, anche la guerra delle cifre è iniziata) ha manifestato vegliando, piangendo e urlando, anche nel tentativo di sensibilizzare e chiedere sostegno ai vicini di casa, da mezzanotte fino alle 4 della prima notte di lotta, riuscendo per un momento persino a superare lo sbarramento dei genitori e a portare il corteo di protesta fino al bordo del lettone prima di venire brutalmente sollevati di peso e riportati indietro.

La lotta è poi ricominciata a mezzanotte del secondo giorno, ma la controparte non sembra intenzionata a fare concessioni alle richieste dei manifestanti e anzi oppone alle richieste di trattativa la micidiale arma dialettica di ” Fra’ Martino Campanaro”. All’una e un quarto la protesta sembra soffocata sotto le soporifere note, stonate oltretutto, di una ninna nanna che andrebbe bandita dalla Confezione di Ginepro.

Ma non finisce qui: lo sciopero non è revocato, l’appuntamento per il presidio è reiterato anche per la prossima notte, al terza, e il sindacato cercherà inoltre nuove strategie di lotta. Allo studio c’è la possibilità di indire un grande referendum che metta alle strette la gestione dittatoriale dei genitori.

I diritti degli unenni non possono venire calpestati così e lotteremo strenuamente per difenderli!

Che festa, pupa!

domenica 20 febbraio 2011

Ieri, il mio primo battesimo non da protagonista è stata una gran bella festa!

Irene, la battezzata, è una pupa niente male, anche se pensa soprattutto a dormire e mangiare. In attesa che cresca la definirei una pupa ad alto mantenimento, ma simpatica. Le ho fatto carezze e le ho dato persino un bacio.

Tra gli invitati c’era il cugino Andrea, con cui ho sempre una buona intesa. Durante la cerimonia ci siamo divertiti giocando come matti nel confesionale.

C’erano anche altri due bambini un po’ rissosi e troppo grandi: ho versato il mio primo sangue, ma mi sono difeso molto bene, ho pianto poco poco e dopo un momento ero nuovamente in pista a slalomeggiare fra una selva di adulti, intrufolandomi fra le loro gambe per conquistare una pizzetta dopo l’altra e poi un ventaglietto dolce dopo l’altro.
Alle feste è importante avere sempre  in mano qualche cosa da sgranocchiare e o da bere e ora che sono abbastanza alto per arrivare da solo ai vassoi mi adeguo felicemente a questa regola e mi diverto molto di più.

E’ stata una grande festa, pupa Irene, e la prova finale è che non ricordo come sono arrivato a casa. So di essere salito in auto, sul mio seggiolino, ma poi cala il buio. Solo le feste bene riuscite finiscono così!

Vocabolario autoesplicativo

lunedì 7 febbraio 2011

La mamma ieri a cena mi ha chiesto se volevo dare a lei un pezzetto della banana che stavo mangiando.

Penso che stesse scherzando, perché la risposta non poteva essere che una. In fondo se nel mio vocabolario personale la banana si chiama “MIA!” (tutto maiuscolo e con il punto esclamativo) un motivo ci sarà, o no?