Archivio per ‘scoperte’

giusto per sapere

mercoledì 23 novembre 2011

Bagno, interno giorno.
Apro la porta.
- Ciao.
- … ciao.
- Scusa.
- … figurati.
- …
- …
- Hai pesso il pi’ellino?
- (… cof ehm argh) No tesoro, il pisellino ce l’hanno solo i maschi come te e papà, le donne no.
- Ah.
- …
- Ciao.
- Ciao.

non sono un egoista, io

giovedì 3 novembre 2011

Da qualche giorno la mamma ha introdotto un nuovo rito della nanna e mentre facciamo le coccole nel lettone mi insegna una filastrocca che si chiama preghierina. Mi piace molto perché se le prime due volte ripetevo parola per parola e basta ora mi lascia intervenire.

Funziona così:

- Angelo… diddio!
- che sei… cuttode!
- illumina… iumina!
- custodisci… cuttodisci FUO’I! (in casa penso siamo già abbastanza al sicuro, grazie. Vero che non si può mai dire, adesso ci penso, se evitare i prossimi giorni)
- reggi… ‘eggi!
- e governa… govenna…
- me… Tommy! (questa è stata una mia aggiunta recente perché avendo un po’ capito secondo me c’è di sicuro un Tommy che ha più bisogno di me di questa preghierina).
- che ti fui… fiu!
- affidato… ‘fidato!
- dalla pietà… ‘età!
- celeste… ‘eleste!
- amen… AME!

Io fra una parola e l’altra mi faccio un sacco di risate, ma adesso che l’ho imparata bene non è più stimolante come prima, quindi negli ultimi giorni preferisco la canzoncina del serpente che vien giù dal monte a cercare la sua coda: così lo posso aiutare nella sua ricerca.

bollettino

venerdì 21 ottobre 2011

Martedì scorso sono andato dalla simpatica dottoressa che ha sempre delle cose strane e misteriose da farmi fare.

Io le ho chiesto le carte come l’altra volta a giugno, ché io le cose importanti non me le dimentico, ma aveva altri oggetti molto più interessanti, tipo un foglio con dei puntini traslucidi su cui dovevo indicarle la macchinina, il gatto e la palla che si vedono solo se stai bene davanti e infatti la mamma non li vedeva mentre io sì, subito. Poi ho sentito che la dottoressa le diceva che di solito non fa mai questo test ai maschi sotto i due anni e mezzo (sicuramente intendeva perché noi di solito non ci perdiamo in quisquilie) e la mamma era tutta contenta.

In compenso rimango mediamente alto (88 cm) e molto magro (12,1 kg) che così oltretutto faccio risparmiare la mamma sui vestiti.

Alla fine questa donna simpaticissima mi ha dato una medicina per la tosse meravigliosa: pensate, è a base di lumaca, anzi muco di lumaca*! Non è fantastica?

 

* giurin giuretta, cercare in rete per credere.

Io salo, tu tenghi. Un camio, due cami.

venerdì 23 settembre 2011

Ho già detto che mi piace parlare?

Mi piace molto e cerco di farlo bene, quindi ripeto praticamente tutto quel che mi dicono. O che sento. O anche che dico io, per cercare di affinare la mia dizione.

Per esempio, quel giorno in cui sono uscito di casa con mamma e papà e avevamo uno zainetto a testa, quando ho visto che loro non indossavano entrambi gli spallacci li ho sollecitati a curarsi della propria postura (mica che poi si lamentino che fa loro male la schiena e non mi prendano in braccio). Poi per circa 5 minuti ho studiato la pronuncia delle parole che ho utilizzato esclamandole, sempre più soddisfatto, a voce alta: “due (s)ppalle. DUE (s)ppalle. due PPalle. DUE PALLE! eh sì: DUE PPALLE!”.

La pratica è importante per migliorarsi e io mi impegno molto.

Ma la cosa che mi piace è che sto imparando una lingua logica e che non bisogna solo ripetere a pappagallo, ma si può ragionare e imparare parole nuove per ragionamento e non solo per imitazione.
Ci sono regole che permettono di adattare le parole che già conosci a situazioni nuove.
Questa possibilità mi stimola e mi diverte e non perdo occasione di sfruttarla per espandere i miei orizzonti linguistici.

Per esempio ho imparato, grazie alle spiegazioni di mamma e papà, la parola CAMIO per indicare un grosso automezzo per il trasporto di merci, ma nessuno mi ha insegnato come si dice quando sono tanti. Mi hanno soccorso l’osservazione e la logica: ascoltando come papà e mamma parlano per esempio di un oggettO o di tanti oggettI e facendo statistiche su casI diversi, ho capito: un CAMIO, due CAMI.

Oppure ci sono le cose che si fanno. Se faccio una cosa io si dice in un modo, se devo dire a te di farla (e mi capita mooolto spesso) si dice in un modo diverso, se devo dire che la fa un altro, si dice in un modo ancora diverso.

Potrò mica imparare tutte queste differenze, vero? Ma anche qui la logica aiuta.

E quindi se il papà continua a dirmi “forza, sali le scale”, gli risponderò: “sì, io SALO”.

O quando mi chiedono se voglio leggere, rispondo ovviamente ‘io LEGGIO!’

Per essere più chiaro riporterò la conversazione avuta con la mamma l’altro giorno:
- Giorgio, la vuoi la sciarpa?
- Tengo io! Tengo io! No TENGHI tu! No TENGHE papà!

Sono molto orgoglioso di me, anche se la mamma bofonchia su verbi irregolari e lingua difficile: a me sembra semplicissima.

il gentil sesso

giovedì 15 settembre 2011

Come accennavo in altro post, ho voluto trattare a parte la questione delle bimbe (meglio: femmine) che ho conosciuto questa estate.

Innanzitutto a Cattolica c’è stata Valentina, che mentre giocavo a rincorrermi dentro e fuori dalle portefinestre del ristorante mi ha aspettato, abbrancato, baciato sulla bocca, mollato e se ne è andata. Mi sono sentito un po’ frastornato, ma sono tornato a giocare con gli altri.
Nel frattempo lei è andata a presentarsi a mia madre.
(devo dire per giustizia che sempre a Cattolica anche Mattia nel salutarmi mi ha baciato sulla bocca, ma in quanto uomo è stato discreto).

Poi a Vernasca c’è stata Giulia, che una volta che stavo andando a fare il pisolino ha dichiarato che anche lei voleva venire a letto con me
Per non parlare di Silvia, con cui ho diviso la cameretta sulle colline bolognesi, che anche lei voleva che dormissimo nello stesso letto.

Quante pretese. A letto io voglio potermi muovere e rigirare liberamente, quindi vanno bene mamma e papà che stanno fermi e non si lamentano troppo, e poi i baci sono bausciosi. A queste bimbe vanno spiegate delle cose…

Ah, i posti che ho visto! Ah, le cose che ho fatto!

lunedì 5 settembre 2011

C’è un tempo per scrivere e uno per vivere.

L’estate, decisamente, è il momento di fare cose, vedere posti e conoscere gente e io così ho fatto.

L’anno scorso forse avevo potuto esplorare mete più culturali, dove parlano lingue diverse, ma adesso che so parlare ho preferito restare dove possono capirmi, anche perché parlare mi piace molto. Papà dice che parlo come due bambini di 2 anni; lo prendo come un complimento e continuo a dire a tutti coloro che mi passano vicino cosa sto facendo e, da qualche tempo, anche a presentare me, la mamma e il papà e chiedere come si chiama l’interlocutore e tante altre cose interessanti. Se sono sconosciuti è più divertente.

Comunque, ho viaggiato, dicevo: sono stato quasi due mesi lontano da casa, in posti diversi: il mare adriatico, la collina piacentina, la quasi montagna sopra il Lago Maggiore e poi ancora il mare ligure. Ho potuto conoscere ambienti e persone diverse.

A Cattolica il mare è bruttino e infatti non ho voluto entrarci se non una sola volta e solo per tenere compagnia a Mattia, che si vedeva proprio che voleva fare il bagno. Si vede che non si intende molto di mare.

scalateIn compenso, le spiagge sono belle e ci sono un sacco di scivoli e castelli bellissimi su cui ho potuto esercitare le mie doti di scalatore e provvedere a tenere in forma il papà convincendolo a salire e scendere insieme a me.

L’acquario è stato bello, la gita nell’entroterra divertente.

Anche l’albergo mi ha soddisfatto.

C’era il trenino che passava vicino e mi sono premurato di far gioiosamente notare la cosa urlando “T(R)ENO!” a tutto volume ogni volta che ne sentivo il rumore (circa ogni mezz’ora).

C’erano molti bimbi, quasi tutti un po’ più grandi, con i quali ho fatto subito amicizia, soprattutto con le bimbe (argomento che merita un post a parte), e con i quali potevo giocare e correre ogni sera in albergo, ma anche di giorno in spiaggia.

C’è solo voluto un po’ di tempo perché papà e mamma capissero che cosa ordinare per me ai pasti; nel frattempo è stato sufficiente pretendere che mi dessero quello che prendevano loro e per un paio di giorni sono rimasti loro senza pappa, poi finalmente si sono adeguati. Una tecnica un po’ crudele, lo ammetto, ma dovevo forse sacrificarmi io?

coi piedi per aria è meglioSestri Levante è tutta un’altra cosa. Decisamente è inferiore come dotazione di scivoli, castelli e altalene. Decisamente è inferiore come presenza di bimbi. Però la spiaggia non è male e il mare è tutta un’altra cosa. In quell’acqua piena di pesciolini e profonda al punto giusto sì che si può fare il bagno.

Si può nuotare, fare i tuffi o anche stare spaparanzato a mollo nel salvagente a  guardarsi la punta dei piedi e fare brrrrrrrrrrrr con la bocca.

Poi nel paese si può correre liberamente e tutti sono molto gentili e allegri: ho chiesto la nuova frase che ho imparato “Come ti chiami, TTUU?” a chiunque incontravo e tutti hanno sempre risposto ridendo a crepapelle, nonostante il tono vagamente intimidatorio, che devo evidentemente perfezionare. Non mi sembrava una cosa così spiritosa, ma sono contento che si siano divertiti.

In mezzo, sono stato nelle colline piacentine, dal nonno Ma’ino, dove c’erano anche la zia ‘Ziella e lo zio ‘uigi e i cavalli! E sappiatelo:

Io 'ndato c'vallo!IO ‘NDATO C’VALLO!

Proprio sopra: prima su uno di passaggio e poi in groppa a Fabuloso, quello bianco. Quello nero si chiama Toledo, ma non ho avuto occasione di cavalcarlo.

Poi c’è anche il giardino con un bel praticello e una macchinetta rumorosissima con cui io “tajio e(r)bba”. Insomma, più il nonno, ma il mio contributo morale è fondamentale nello stargli non troppo lontano.

Per il relax potevo sfruttare la piscina dei bimbi vicini Giulia, Tommaso e Anna, che non sarà il mare ma è un bel bagno lo stesso, e poi correre a farmi coccolare da zia ‘Ziella e zio ‘uigi e abbuffarmi di gnocco fritto, tortelli di ricotta e torte.

 

Dai nonni ‘eo ed Elena ci sono un sacco di sedie da mettere in fila per costruire un trenino per poi far sedere tutti sulla carrozza giusta. Ci sono tanti zii, cugini e cuginette. Anche A’ianna e la Zietta. E lo zio Pallo che mi ha portato a un lago bellissimo dove andare a nuotare.

Ma soprattutto sono stato per la prima volta da solo, senza papà e mamma, per cinque giorni.

Sì mi sono un po’ mancati, ma sono stato bene lo stesso. Certo la responsabilità  di badare ai nonni non era poca. Ho cercato di farli divertire il più possibile, ma ho visto che dopo due o tre giorni erano proprio stanchi e ho dovuto insistere perché papà e mamma venissero ad aiutarmi a farli riposare un po’.

Credo che papà e mamma non abbiano capito bene, quando al telefono dicevo “mammaaa ‘ieniiii” o “papà, dopo ‘ieni, qqui?”, con voce tremolante perché ero un po’ preoccupato che i nonni con me non si divertissero abbastanza. Temo pensassero che mi sentissi solo, ma quel che conta è il risultato: al venerdì sono arrivati e si sono presi un po’ cura dei nonni anche loro.

Ora sono tornato a Milano, sono tornato all’asilo. Ho ritrovato i bimbi, la maestra Ada, la maestra Stefy, anche Anto. I’ene. E dei bimbi nuovi. Ora sono grande. Eh sì!

Alla sera gioco con Andrea. Con I’ene (la cuginetta) e gli zii e poi a casa con mamma e papà.

Che vita! Che risate! Che posti ho visto e quante cose ho fatto!

Ma un po’ sono contento di essere tornato. E’ stato tutto anche faticoso.

stancosono tornato

‘agno! ‘agno! e musica di sottofondo

venerdì 8 aprile 2011

Come dicevo ho decisamente cambiato idea.

Adesso,  almeno una volta al giorno chiedo a gran voce di fare il bagnetto, o meglio di andare a giocare nella vaschetta piena d’acqua e di giocattoli. Poi io ci entro solo con i piedi e se mi ci mettono dentro di peso, dopo un paio di minuti mi rialzo e mi siedo di nuovo sul bordo della vaschetta a giocare e fare schizzi e non mi allontanerei più, nemmeno per andare a cena!

Fino a due settimane fa non volevo nemmeno avvicinarmi all’acqua, è vero, ma devo rendere merito alla maestra Ada che mi ha accompagnato al corso di nuoto.

Il primo impatto è stato un incubo: siamo andati con l’autobus che è un po’ come la brumma (automobile) del papà, solo che non c’è il mio seggiolino personale e mi spaventa molto. Poi mi hanno spogliato e messo dei cosi gonfi attorno alla pancia e alle braccia e mi hanno buttato in una vasca enorme. Io non ho potuto fare altro che gridare e aggrapparmi alla maestra Ada da quando siamo saliti in autobus a quando diamo usciti dall’acqua. Ho anche cominciato a dubitare di lei. Pensate che era una delle uniche due persone che chiamavo per nome! (Sì, il nome corto è facile, ma non è detto che le cose facili vadano fatte per forza: la chiamavo per nome come attestato di stima). E lei mi ripagava così? La mia fiducia nella natura umana ha vacillato. Lo ammetto.

Poi però le ho lasciato andare un braccio e ho visto che si poteva fare e che potevo continuare a fidarmi. E’ stato quello il momento in cui ho deciso di tornare a lavarmi e a giocare nell’acqua. C’è stato bisogno di altri passaggi, anche con l’aiuto di altre maestre e ancora non sono pronto a nuotare come facevo l’anno scorso con mamma e papà ma siamo sulla buona strada grazie al corso di nuoto.

In compenso il corso di musica non è stato granché interessante. C’è stato un bel girotondo a tempo di musica, ma la parte più interessante era la macchinina che ho trovato in un angolo e su cui mi buttavo a ognuna delle numerose pause.

Così abbiamo deciso di non andarci più, ma chi ha bisogno del corso di musica? Io no e infatti ballo benissimo e batto le mani a tempo su ogni tipo di musica. Forse serviva al papà a cui invece l’altra sera ho dovuto prendere io le mani per fargliele battere come si deve.

Non preoccuparti papà, ti spiego io la musica, senza corsi.

Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione (James Russell Lowell)

lunedì 4 aprile 2011

E io, se permettete, morto non sono; stupido mi sembra un po’ presto per giudicare (maleducati).

Quindi, potrò ben decidere che il bagnetto (da me tanto aborrito e rifiutato nell’ultimo anno circa al punto da dover essere lavato con il papà sotto la doccia e/o a pezzi sul fasciatoio pena la rottura di tutti i bicchieri di casa per gli strilli) è il mio nuovo passatempo preferito? Oh.

 

Ai genitori non va mai bene niente.

Io, Lara e lo scuro

domenica 26 dicembre 2010

Non so chi sia lo scuro, ma il titolo mi è venuto in mente ieri per descrivere il mio bellissimo Natale mentre Lara, la più giovane dei miei cugini grandi mi aiutava nel mio primo vero colpo di biliardo.

Con una stecca bellissima ho eseguito un gran colpo, la palla bianca ha centrato la gialla, ma poi questa non è andata nella buca: però mi sono rifatto dopo gattonando avanti e indietro sul tappeto verde e buttando le palle in buca con le mani. Questo sì è un biliardo divertente.

Poi, un altro gioco molto bello è il calciobalilla. A vedere gli altri che giocano ci si fa un sacco di risate! Credo che a guardare me giocare ci si possa fare altrettante risate, ma io arrivo giusto giusto a buttare la pallina in campo e dare delle manate alle aste dei giocatori, e non vedo se riesco a fare gol e ridono più gli altri di me.

Invece la tombola non mi è piaciuta, troppo statica e nessuno mi ha lasciato mangiare i semi di zucca che mettevano sopra quei pezzi di cartone. Anzi, non ho potuto nemmeno mangiare i pezzi di cartone, che mi sembravano tanto appetitosi.

Per fortuna prima che dovessi sorbirmi un’altra tombola è arrivato anche il cuginetto Andrea (che chissà perché non era venuto prima) e abbiamo potuto giocare insieme e riprendere a fare cose da bambini, tipo rubarci i tricicli o portarli nei posti più scomodi.

Avevo già combinato di tutto fra una partita di biliardo e una di calcetto, compreso far divertire un po’ i nonni, che ne avevano bisogno, o farmi rincorrere un po’ da papà, che se no si rilassa troppo, imparare ad accendere e spegnere lo stereo, scalare poltrone, aprire porte da saloon, prendermele sul naso quando si richiudono, correre e saltare e nascondere mele dappertutto per conservarle per quando la stagione sarà rigida.

Ecco mi sono divertito tantissimo al Natale di famiglia. Mancava solo un po’ di musica per ballare, ma sono sicuro che l’anno prossimo ci sarà anche quella.

Il bidet

lunedì 8 novembre 2010

A luglio, quando ero piccolo, avevo appena compiuto un anno, sono andato con mamma e papà a trovare degli amici in Austria e Slovacchia.
Non ne ho mai parlato ma è stato molto divertente, è che volevo mostrare anche qualche foto, ma se aspetto che papà le metta sul sito faccio in tempo a laurearmi. Comunque, le prime sono QUI.
Papà e mamma sono stati molto contenti, soprattutto dell’Austria perché dicono che è un paese veramente attrezzato per visitarlo con un bambino. Infatti tutti gli alberghi e ristoranti sono attrezzati con lettini, fasciatoi, seggioloni e tutto quanto possa servire a un bimbo.
Però, però, io ho notato una pecca: è vero che se devo cambiarmi il pannolino, in un locale austriaco c’è sicuramente il fasciatoio, mentre in uno italiano devo sdraiarmi, quando va bene, sull’asse del water, ma in nessun locale, né casa privata austriaca ho mai visto quel che invece è presente in tutte i bagni privati italiani e in molti bagni di locali pubblici:il bidet.

Una grande invenzione di cui allora non ho apprezzato la mancanza, ma come ho detto ero piccolo, camminavo a malapena e non da solo, e mi affidavo ancora completamente ai genitori per l’igiene.

Ora invece capisco la civiltà di un popolo che in tutti i bagni, anche nelle case senza bambini, mette il bidet: un piccolo lavabo ad altezza bimbo, dove potersi lavare le mani e la faccia da soli (anche se papà e mamma tendono ancora ad aiutarmi, lavandomi un po’ più energicamente di quanto mi sembri giusto).
Oggi poi ho scoperto come sia divertente e soddisfacente bere dal rubinetto, come hanno detto?, a garganella mi pare.
E a lavarmi i gomiti: basta aggrapparsi al bordo lontano, un po’ come per issarsi sopra, e il gomito si lava benissimo. Dovrei solo chiedere di togliermi il maglione, prima.

Che grande invenzione, il bidet. Che grande popolo, gli Italiani.