Ah, i posti che ho visto! Ah, le cose che ho fatto!

C’è un tempo per scrivere e uno per vivere.

L’estate, decisamente, è il momento di fare cose, vedere posti e conoscere gente e io così ho fatto.

L’anno scorso forse avevo potuto esplorare mete più culturali, dove parlano lingue diverse, ma adesso che so parlare ho preferito restare dove possono capirmi, anche perché parlare mi piace molto. Papà dice che parlo come due bambini di 2 anni; lo prendo come un complimento e continuo a dire a tutti coloro che mi passano vicino cosa sto facendo e, da qualche tempo, anche a presentare me, la mamma e il papà e chiedere come si chiama l’interlocutore e tante altre cose interessanti. Se sono sconosciuti è più divertente.

Comunque, ho viaggiato, dicevo: sono stato quasi due mesi lontano da casa, in posti diversi: il mare adriatico, la collina piacentina, la quasi montagna sopra il Lago Maggiore e poi ancora il mare ligure. Ho potuto conoscere ambienti e persone diverse.

A Cattolica il mare è bruttino e infatti non ho voluto entrarci se non una sola volta e solo per tenere compagnia a Mattia, che si vedeva proprio che voleva fare il bagno. Si vede che non si intende molto di mare.

scalateIn compenso, le spiagge sono belle e ci sono un sacco di scivoli e castelli bellissimi su cui ho potuto esercitare le mie doti di scalatore e provvedere a tenere in forma il papà convincendolo a salire e scendere insieme a me.

L’acquario è stato bello, la gita nell’entroterra divertente.

Anche l’albergo mi ha soddisfatto.

C’era il trenino che passava vicino e mi sono premurato di far gioiosamente notare la cosa urlando “T(R)ENO!” a tutto volume ogni volta che ne sentivo il rumore (circa ogni mezz’ora).

C’erano molti bimbi, quasi tutti un po’ più grandi, con i quali ho fatto subito amicizia, soprattutto con le bimbe (argomento che merita un post a parte), e con i quali potevo giocare e correre ogni sera in albergo, ma anche di giorno in spiaggia.

C’è solo voluto un po’ di tempo perché papà e mamma capissero che cosa ordinare per me ai pasti; nel frattempo è stato sufficiente pretendere che mi dessero quello che prendevano loro e per un paio di giorni sono rimasti loro senza pappa, poi finalmente si sono adeguati. Una tecnica un po’ crudele, lo ammetto, ma dovevo forse sacrificarmi io?

coi piedi per aria è meglioSestri Levante è tutta un’altra cosa. Decisamente è inferiore come dotazione di scivoli, castelli e altalene. Decisamente è inferiore come presenza di bimbi. Però la spiaggia non è male e il mare è tutta un’altra cosa. In quell’acqua piena di pesciolini e profonda al punto giusto sì che si può fare il bagno.

Si può nuotare, fare i tuffi o anche stare spaparanzato a mollo nel salvagente a  guardarsi la punta dei piedi e fare brrrrrrrrrrrr con la bocca.

Poi nel paese si può correre liberamente e tutti sono molto gentili e allegri: ho chiesto la nuova frase che ho imparato “Come ti chiami, TTUU?” a chiunque incontravo e tutti hanno sempre risposto ridendo a crepapelle, nonostante il tono vagamente intimidatorio, che devo evidentemente perfezionare. Non mi sembrava una cosa così spiritosa, ma sono contento che si siano divertiti.

In mezzo, sono stato nelle colline piacentine, dal nonno Ma’ino, dove c’erano anche la zia ‘Ziella e lo zio ‘uigi e i cavalli! E sappiatelo:

Io 'ndato c'vallo!IO ‘NDATO C’VALLO!

Proprio sopra: prima su uno di passaggio e poi in groppa a Fabuloso, quello bianco. Quello nero si chiama Toledo, ma non ho avuto occasione di cavalcarlo.

Poi c’è anche il giardino con un bel praticello e una macchinetta rumorosissima con cui io “tajio e(r)bba”. Insomma, più il nonno, ma il mio contributo morale è fondamentale nello stargli non troppo lontano.

Per il relax potevo sfruttare la piscina dei bimbi vicini Giulia, Tommaso e Anna, che non sarà il mare ma è un bel bagno lo stesso, e poi correre a farmi coccolare da zia ‘Ziella e zio ‘uigi e abbuffarmi di gnocco fritto, tortelli di ricotta e torte.

 

Dai nonni ‘eo ed Elena ci sono un sacco di sedie da mettere in fila per costruire un trenino per poi far sedere tutti sulla carrozza giusta. Ci sono tanti zii, cugini e cuginette. Anche A’ianna e la Zietta. E lo zio Pallo che mi ha portato a un lago bellissimo dove andare a nuotare.

Ma soprattutto sono stato per la prima volta da solo, senza papà e mamma, per cinque giorni.

Sì mi sono un po’ mancati, ma sono stato bene lo stesso. Certo la responsabilità  di badare ai nonni non era poca. Ho cercato di farli divertire il più possibile, ma ho visto che dopo due o tre giorni erano proprio stanchi e ho dovuto insistere perché papà e mamma venissero ad aiutarmi a farli riposare un po’.

Credo che papà e mamma non abbiano capito bene, quando al telefono dicevo “mammaaa ‘ieniiii” o “papà, dopo ‘ieni, qqui?”, con voce tremolante perché ero un po’ preoccupato che i nonni con me non si divertissero abbastanza. Temo pensassero che mi sentissi solo, ma quel che conta è il risultato: al venerdì sono arrivati e si sono presi un po’ cura dei nonni anche loro.

Ora sono tornato a Milano, sono tornato all’asilo. Ho ritrovato i bimbi, la maestra Ada, la maestra Stefy, anche Anto. I’ene. E dei bimbi nuovi. Ora sono grande. Eh sì!

Alla sera gioco con Andrea. Con I’ene (la cuginetta) e gli zii e poi a casa con mamma e papà.

Che vita! Che risate! Che posti ho visto e quante cose ho fatto!

Ma un po’ sono contento di essere tornato. E’ stato tutto anche faticoso.

stancosono tornato

+2 e varie

Lo so, lo so, non scrivo da un pezzo, ma ho avuto un sacco di cose da fare.

Innanzitutto sono andato al mare, che mi è piaciuto molto e secondo me la mamma mente quando dice che l’anno scorso non ne volevo sapere manco morto.

Poi mi sono impegnato molto nel linguaggio, dico un sacco di cose anche se i miei sono un po’ lenti e non sempre capiscono, ad esempio dopo molti mesi di tentativi son dovuto passare dal molto più creativo ‘uala’ al più banale acqua. Non ce n’era.

Poi ancora ho avuto un’altra cuginetta molto carina, che ho visto domenica ma al momento dorme e basta, cosa che ho pensato bene di farle notare più volte ad alta voce vicino alle sue orecchie, ma non c’è stato verso e ha continuato a dormire. Al momento continua ad essere più divertente inseguirmi con il cugino grande, queste femmine non sono molto attive, ma speriamo nel futuro.

Ma a proposito di femmine, non posso esimermi dal raccontare che mi sono (nuovamente) innamorato. Lei è Irene, il che ha creato qualche confusione in famiglia perché la mamma pensava che parlassi dell’altra cuginetta, invece è una mia compagna dell’asilo, un po’ più grande, tanto dolce e tanto bella, e voglio mangiare sempre con lei anche se non è al mio stesso tavolo e  la maestra non vorrebbe. Comunque per farmi capire dalla mamma ho passato una sera a dirle ‘MMMMIA Iene’ e lei mi ha detto che quando sarò più grande mi spiegherà delle cose sulle donne, anche se a me non viene proprio in mente cosa.

Infine sono andato dalla pediatra, sono alto 87 cm (esattamente sulla media), peso 12 kg (un po’ sotto) e la circonferenza della mia testa è di 49,5 cm (sopra la media, insomma sono un testone). Però questa simpaticissima e intelligentissima dottoressa ha detto che sono molto avanti, parlo come un bambino di 2 anni e mezzo e insomma sono molto sveglio. Insomma il testone è grande per il contenuto.

 

Per festeggiare ho pensato bene di farmi un bel regalo di compleanno, da ieri ho la varicella, così oggi invece di andare all’asilo (anche se Irene mi manca tanto) passo tutta la giornata con il nonno Marino.

Sono certo che ci divertiremo.

Riti serali

Qui, tra un giro dal nonno, una cena dagli altri nonni, una vacanzina sul lago e una serata mondana è difficile stabilire delle vere routine, per fortuna.

Posso dire di essere un bimbo di mondo e di non annoiarmi mai alla sera.

D’altra parte qualche sana abitudine va mantenuta almeno in linea di massima e quindi cerco di educare anche papà e mamma ad alcuni riti importanti.

Il più consolidato è il lavaggio dei denti: ormai da mesi riesco a farmi accompagnare in bagno, seduto di fianco al lavabo, e a farmi passare spazzolino e ‘ficio per lavarmi i denti fino a che il papà mi porta via perché dice che “con uno spazzolamento del genere non crescerebbero più nemmeno a un castoro”.

Ormai torna a essere un’abitudine sicura anche il bagnetto. D’accordo, questa si era interrotta per causa mia, ma adesso ci ho ripreso gusto e me la godo proprio.

Le abitudini nuove sono due e le stiamo ancora raffinando, ma danno molta soddisfazione.

La prima è il vasino per la pipì. E’ molto bello, a forma di giraffa, sta in bagno e ci posso giocare ogni volta che mi cambio il pannolino e abbiamo un po’ di tempo, quindi è capitato anche al mattino. Io mi ci siedo sopra dico “psss psss” poi esclamo “inito!”, mi alzo, mi asciugo il pisellino con la carta igienica e la butto nel water. Poi ricomincio. Rido molto e la volta che giocando stavo facendo pipì mentre ero in piedi e il papà mi ha preso al volo e messo sul vasino ho capito anche a cosa serve.
Infatti, la volta dopo ero sul divano senza pannolino con la mamma, per le coccole dopo il bagnetto sapete, e le ho detto che mi scappava: “Cacca! Cacca!”. Lei ha capito e ho orgogliosamente fatto pipì nel vasino per la seconda volta.

Infine, l’ultima bella abitudine è quella della ninna nanna.
Di solito quando vado a letto mi addormento mentre mi raccontano una storia o mi tengono compagnia. Ormai, se il papà prova a cantare una ninna nanna lo zittisco perché è troppo stonato, ma con la mamma la cosa è diversa.
Lei canta queste e ultimamente le ho dimostrato che imparo bene: mi sono riscosso dal sonno, mi sono alzato in piedi, ho allegramente esclamato “ciao!”, le ho messo il mio ciuccio in bocca e ho cantato con lei:

bimbo ‘(t)anco ‘(t)anco
mamma, nonno, pa’
‘lilla, ‘lilna!
(pallina, pallina)

Devo aver cambiato un po’ il testo, ma mi sembra meglio così. Eventualmente, nelle prossime sere potremo lavorarci insieme.

innocenti evasioni

Basta. Non se ne può più. Nessuno fa quello che dico io e tutti mi dicono cosa fare. Sono stufo. Quando voglio uscire (e non possono mica far finta di non capire: mi piazzo davanti alla porta di casa con giacca e sciarpa e dico usciiiiiiiiiiiiire) nessuno mi porta fuori. Allora oggi in ufficio dai nonni ho preso l’ombrellino pieghevole della mamma, che qui minacciava pioggia, me lo sono messo in spalla e ho salutato tutti.

‘AAAAAO!

 

Non ho mica capito perché ridevano.

Da grande farò: il ferroviere

Ieri papà e mamma mi hanno portato in centro a Cremona dove c’è un bel parco e c’è un trenino che gira. A un certo punto papà mi ha messo in uno dei vagoni, ma io sono sceso, gli ho detto di sedersi lì lui e sono andato dritto alla locomotiva e stavo salendo per guidare quando mi han fermato dicendomi che ci vuole una cosa che si chiama patente. Uffa.

Poi quando ho visto che la mamma non saliva mi sono disperato perché temevo di abbandonarla ma poi quando siamo tornati era lì ad aspettarmi.

Ho l’impressione che non sarà così facile liberarmene – quando vorrò farlo.

‘agno! ‘agno! e musica di sottofondo

Come dicevo ho decisamente cambiato idea.

Adesso,  almeno una volta al giorno chiedo a gran voce di fare il bagnetto, o meglio di andare a giocare nella vaschetta piena d’acqua e di giocattoli. Poi io ci entro solo con i piedi e se mi ci mettono dentro di peso, dopo un paio di minuti mi rialzo e mi siedo di nuovo sul bordo della vaschetta a giocare e fare schizzi e non mi allontanerei più, nemmeno per andare a cena!

Fino a due settimane fa non volevo nemmeno avvicinarmi all’acqua, è vero, ma devo rendere merito alla maestra Ada che mi ha accompagnato al corso di nuoto.

Il primo impatto è stato un incubo: siamo andati con l’autobus che è un po’ come la brumma (automobile) del papà, solo che non c’è il mio seggiolino personale e mi spaventa molto. Poi mi hanno spogliato e messo dei cosi gonfi attorno alla pancia e alle braccia e mi hanno buttato in una vasca enorme. Io non ho potuto fare altro che gridare e aggrapparmi alla maestra Ada da quando siamo saliti in autobus a quando diamo usciti dall’acqua. Ho anche cominciato a dubitare di lei. Pensate che era una delle uniche due persone che chiamavo per nome! (Sì, il nome corto è facile, ma non è detto che le cose facili vadano fatte per forza: la chiamavo per nome come attestato di stima). E lei mi ripagava così? La mia fiducia nella natura umana ha vacillato. Lo ammetto.

Poi però le ho lasciato andare un braccio e ho visto che si poteva fare e che potevo continuare a fidarmi. E’ stato quello il momento in cui ho deciso di tornare a lavarmi e a giocare nell’acqua. C’è stato bisogno di altri passaggi, anche con l’aiuto di altre maestre e ancora non sono pronto a nuotare come facevo l’anno scorso con mamma e papà ma siamo sulla buona strada grazie al corso di nuoto.

In compenso il corso di musica non è stato granché interessante. C’è stato un bel girotondo a tempo di musica, ma la parte più interessante era la macchinina che ho trovato in un angolo e su cui mi buttavo a ognuna delle numerose pause.

Così abbiamo deciso di non andarci più, ma chi ha bisogno del corso di musica? Io no e infatti ballo benissimo e batto le mani a tempo su ogni tipo di musica. Forse serviva al papà a cui invece l’altra sera ho dovuto prendere io le mani per fargliele battere come si deve.

Non preoccuparti papà, ti spiego io la musica, senza corsi.

Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione (James Russell Lowell)

E io, se permettete, morto non sono; stupido mi sembra un po’ presto per giudicare (maleducati).

Quindi, potrò ben decidere che il bagnetto (da me tanto aborrito e rifiutato nell’ultimo anno circa al punto da dover essere lavato con il papà sotto la doccia e/o a pezzi sul fasciatoio pena la rottura di tutti i bicchieri di casa per gli strilli) è il mio nuovo passatempo preferito? Oh.

 

Ai genitori non va mai bene niente.

dirty (?) dancing

A me ballare piace tantissimo. Adoro ascoltare la musica e scoprire da dove viene – per fortuna il Marinonno è uno che ci capisce e ha messo casse della musica per tutta la casa così io posso fare il tour per mostrarle a mamma, papà e nonno stesso che si sa mai che se le sia dimenticate, così io li chiamo (‘eni, nonno!) e loro mi seguono e ad esempio ce ne stiamo tutti e quattro felicemente in coda a guardare la cassa in alto alla parete del bagno. Poi non so perché si stufano e non vogliono più seguirmi allora gli faccio fare giro giro tondo.

Ma non divaghiamo.

In particolare a me piace muovermi a tempo, battere il tempo col piede, fare i passi che mi hanno insegnato all’asilo e, insomma, ballare. Tutto. Qualunque cosa. Dall’Ave Maria di Haendel a Jovanotti anni ’80, con papà che dice che teme mi trasformerò in un rapper e mamma gli risponde che tanto tra 15 anni quella musica sarà già antica e gli toccherà di peggio.

Ieri però mi ha stupito la mamma che di solito si diverte ma non sembra emozionarsi particolarmente alle mie performace artistiche. E’ partita una canzone lentina che poi si è scatenata* e io muovendomi a ritmo, naturalmente, ho fatto il passo della pantera e non so perché lei poi andava in giro commossa dicendo ‘Patrick, Patrick’. Papà mi ha spiegato qualcosa del fatto che le femmine sono strane, soprattutto per cose di quando erano adolescenti, ma allora non deve preoccuparsi di cosa ballerò tra 15 anni perché io con quelle non ci voglio mica avere niente a che fare.

E mercoledì si inizia il corso di musica.

 

* The time of my life, da Dirty dancing. Riferimenti culturali qui, qui, e qui.

potrei davvero aprire un sindacato

Un ulteriore diritto per cui lottare è quello della mobilità!

L’altro giorno uscendo dal nido ho chiuso il cancello prima di uscire (volevo essere sicuro che funzionasse) e poi sono andato tranquillo al pulsante per aprirlo, che è bello in alto ma io non mi faccio scoraggiare: mi sono arrampicato sulla panchina sottostante, mi ci sono messo in piedi e ho provato a schiacciarlo, tutto da solo e su mia iniziativa perché potrò ben decidere io se e quando uscire (e anche dove andare, già che ci siamo)!

Però papà mi ha preso e mi ha impedito di andar fuori da solo.

Ma non demordo: ho già dei seguaci. Dobbiamo solo organizzarci (e devo capire come arrivare a Bergamo).

vocabolario: dimenticanze

In questi giorni come si può vedere scrivo molto, come effetto collaterale del mio gran parlare. Parlo così tanto che mi dimentico addirittura di indicare in elenco alcune delle parole più importanti che dico!

‘eni (vieni)

‘nnammo (andiamo, con chiara origine romanesca e pronuncia lievemente modificata alla milanese)

poppo (sporco. Ho già parlato della mia ossessione maniacale)

e soprattutto

Gioggio (che contrariamente a quanto si potrebbe pensare NON identifica esattamente me stesso – che banalità! che prevedibilità! – ma ciò che io voglio arrivi a me. Sottolineo questa mia volontà arcuando e piegando il dito indice verso la mia persona, e devo dire che la telecinesi funziona).